Non sono mai stato incline ai flashmob e neppure agli slogan. Niente di che, è solo una reazione istintiva tutta mia davanti a ciò che dilaga; è la mia caratteriale inerzia di fronte a tutte le sollecitazioni improvvise. Ho bisogno di tempo o forse, più semplicemente, è perché non sono sentimentale.

In passato non ho indossato bandiere di nessun genere suoi miei profili social e in questi giorni terribili non ho puntato il led del cellulare al cielo, non canto né suono l’Inno di Mameli alle 18:00, non ho disegnato arcobaleni con la scritta “Andrà tutto bene!”, anzi: col senno di poi ho pure corretto un articolo di questo blog, scritto qualche giorno fa.

Alle 18:00 la Protezione civile dirama il bollettino quotidiano: mediamente in Italia a causa o con il virus concomitante, come volete, da giorni e giorni muoiono più di venti persone ogni ora, ieri 26 e in altri giorni il bilancio è stato anche peggiore. Non mi viene voglia di cantare, nemmeno il nostro Inno nazionale: in queste circostanze forse sarebbe meglio lasciar risuonare il Silenzio, anche inteso musicalmente. E mi domando anche quale sia il significato dello slogan “Andrà tutto bene!”. Onestamente non mi pare proprio che vada tutto bene. Non va affatto tutto bene quando è necessaria una colonna di camion dell’esercito per trasportare le salme delle vittime della malattia di una città, di una sola città, perché non c’è più spazio per seppellirle e nemmeno per cremarle, perché i luoghi preposti non hanno sufficiente capacità. Non sta andando tutto bene quando i nostri medici e i nostri infermieri muoiono perché non hanno dispositivi di protezione personale a sufficienza e un’azienda italiana che ne produce, per un maggior profitto, pensa bene di venderle all’estero.

No: non è andato tutto bene ma se ci fa star meglio disegniamo arcobaleni, cantiamo, facciamo ciò che riteniamo più opportuno.

Su internet circola una infinità, letteralmente, di vignette, video, meme di ogni tipo sul Coronavirus. Molti le considereranno di pessimo gusto e probabilmente è così, ma è il nostro modo di esorcizzare la paura e in particolare la paura della morte. Nel medioevo, durante il Trecento, si passò dalla pittura dei terribili Trionfi della Morte alle più beffarde e provocatorie Danze macabre. Forse non era altro che il modo degli uomini del tempo per dire che andava tutto bene.

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