Castel Passerino è un sito medievale abbandonato che sorge sui Monti Pisani, nel Comune di Lucca, nei pressi dell’attuale frazione di Cerasomma. Il luogo è stato per secoli completamente dimenticato, appena ricordato nella memoria paesana locale. Da quando il CAI ha ripristinato l’antica viabilità e sentieristica, è tornato a riacquistare una certa notorietà, non fosse altro per il fascino delle sue rovine nel fitto delle selve di castagni, meta quindi di facili escursioni domenicali.

Quando fu edificato, probabilmente nella seconda metà del XII secolo, il castello aveva lo scopo di sorvegliare una scorciatoia che, salendo da Molina di Quosa, in territorio pisano, poteva scendere nella piana di Lucca, eludendo la sorveglianza dei castelli occidentali come Castiglione sul Serchio, Cotone e Nozzano. Sappiamo che attorno al nucleo militare si sviluppò un piccolo borgo, con una chiesa dedicata a San Bartolomeo, sotto le dipendenze della Pieve di Flesso, oggi Montuolo, e gli abitatati, come spesso accadeva, avevano l’obbligo di residenza e difesa del fortilizio.
Agli inizi del Trecento, però, la situazione appariva compromessa poiché il borgo risultava pressoché abbandonato e il castello quindi incustodito. Nel 1308 allora il Comune di Lucca si fece carico dell’onere di ammodernare le fortificazioni e soprattutto di costruire un muro fortificato attorno al borgo; naturalmente le famiglie deputate alla sua difesa furono obbligate a tornare risiedervi.

Nel 1313 fu gravemente danneggiato, forse pressoché distrutto, da un’incursione pisana dopodiché segue un lungo vuoto durante il quale i documenti scritti non ci danno molte informazioni, almeno fino alla fine del secolo, quando Castel Passerino tornò alla ribalta poiché evidentemente la sua funzione di sentinella fu reputata ancora valida e il Comune decise di ricostruirlo; era il 1397. Fu una vera e propria rifondazione con un impianto, sebbene di ridotte dimensioni, assai articolato e monumentale. A quanto è dato di conoscere, il castello alto aveva una planimetria ovoidale, con un maschio centrale e due torri secondarie posizionate alle estremità dell’asse maggiore. A una quota inferiore si avvolgeva l’abitato del borgo, a sua volta cinto da mura turrite, sulla forma del vicino castello di Nozzano.

Giovanni Sercambi, Le Croniche, disegno di Castel Passerino (in alto, al centro) dopo la ricostruzione del 1397

Non senza un pizzico di orgoglio civico, con queste parole Giovanni Sercambi, cronista, uomo politico e letterato lucchese alla corte di Paolo Guinigi, ricordava l’evento della rifondazione: “E come fu diliberato, così vi si mandò a provedere a di .xvi. marzo in 1397 l’infrascripti homini, cioè: ser Domenicho Lupardi, lohanni Sernicolai di Lucha et ser Nisterna da Todi exactore del comune di Luccha; e riferito che bene era quello fortificare e guardare, subito sensa dilatione di tempo, quello si fortifìchò di giorno in giorno, tanto che fu forte come si vede.” (G. Sercambi, Le croniche, CCCCXXI. Come lo comune di Luccha fe’ ripuonere Chastello Passarino)

Nonostante questo impegno economico, frutto anche di una scelta politica di mantenere un livello di attenzione se non ostilità nei confronti della nemica Pisa, nel 1399 il castello fu definitivamente smantellato per iniziativa dello stesso Comune di Lucca. L’impatto mediatico della vicenda dovette essere enorme così come lo strascico delle polemiche ma esattamente come quattro anni prima furono le scelte della politica a decretarne la fine. Sempre Sercambi, portavoce del malcontento popolare, così scrisse: “Chome è stato contato, che essendo Lucha in guerra con Pisa, per salvessa Luccha de’ suoi terreni et delle persone fé’ hedificare et fortificare Chastello Passarino, e così si tenne fortificato et bene guardato fine a questo dì .xxvi. luglio in 1399 in nel quale dì fu diliberato per li antiani e comsiglio di Luccha che tale castello e fortezza si dizarmasse & dilevassesi la guardia. E così come fu ordinato si fé’, che il dicto dì si cominciò a dizarmare e levarne la guardia, sperando co’ Pisani dovere avere pace. La qual diliberatione et executione non fu io buono facto, che molto più utile e più salvezza et più contentamento della comunità di Luccha era a mantenerlo, o veramente ad avervi facto fare una torre e quella fare guardare, che averlo chosìe tristamente abandonato.” (G. Sercambi, Le croniche, DCIX. Come Lucha dizarmò Castello Passarino)

In conseguenza della demolizione del castello, l’abitato e la chiesa sopravvissero ancora un po’ di tempo ma nel corso del XV secolo, venuto meno ogni obbligo o necessità militare, il sito fu definitivamente abbandonato. I sei secoli di solitudine e la progressiva incuria dei boschi ne seppellirono gran parte dei resti.

Del complesso di Castel Passerino sopravvivono oggi scarsissimi resti la cui interpretazione è spesso problematica, oltre che per la loro lacunosità, soprattutto perché contraddicono la memoria tramandataci da Sercambi nell’illustrazione sopra. Ad ogni modo, percorrendo il sentiero si possono facilmente riconoscere i resti di una torre piena a base circolare, scalzata alla base e fatta rotolare giù dal colle del castello probabilmente durante l’ultima demolizione. Salendo su, con un po’ di attenzione si intravedono affioramenti della cinta muraria superiore della cinta muraria ma niente rimane del maschio, il che è problematico poiché almeno un cumulo di macerie doveva esservi; inoltre lo spazio all’interno del cassero è parecchio angusto per cui non c’è spazio quasi spazio per un’altra torre. Proseguendo verso nordovest si incontrano i resti accasciati della cisterna, appoggiata al muro interno del castello, e altri affioramenti non identificabili; solo uno di essi, una profonda vasca dal perimetro rettangolare, testimoniano strutture legate all’utilizzo delle acque. Oltre a questo, sopravvivono fortunatamente le rovine di una monumentale torre sul lato occidentale del colle, ancora in piedi fino al secondo piano, con feritoie.

Attorno si intravedono altri resti murari che potrebbero essere tanto della cinta superiore che proseguiva per alcune decine di metri verso valle quanto la seconda cinta, all’interno della quale sorgeva il borgo. Onestamente mi sentirei di escludere la seconda ipotesi poiché non sembra esserci spazio a sufficienza mentre più a valle c’è un secondo pianoro che parrebbe promettente ma impossibile da raggiungere per l’infestante vegetazione.

Si tratta in ogni caso di un’affascinante e comunque facile escursione alla ricerca di rovine solo in parte identificate nella loro funzione originaria, e non mi sento di escludere che vi sia ancora da scoprire. La caccia è ancora aperta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.