Le Mura di Lucca sono state costruite nell’arco di tempo di un secolo (dalla metà del XVI alla metà del XVII secolo) e sono il frutto di un progetto progressivo che ha visto all’opera l’uno dopo l’altro numerosi e illustri architetti; questo ha significato molte soluzioni differenti, molti ripensamenti e modifiche consistenti anche in corso d’opera. Ma soprattutto il progetto è stato un susseguirsi di lotti, cioè una costruzione “a segmenti”.

Ma quando veniva deliberata la costruzione di un nuovo tratto, come funzionava il cantiere? Nell’esempio illustrato nella galleria che segue è visibile il baluardo San Donato e un tratto della cortina di collegamento col baluardo San Paolino: è facilmente riconoscibile una sequenza di allineamenti orizzontali marcati da ciuffi erbosi che altro non sono che l’esito delle diverse fasi di cantiere ovvero diversi lotti costruttivi, e sono visibili un po’ ovunque su tutto il perimetro.
In pratica accadeva questo: dopo aver preparato il terreno e le fondazioni si avviava la costruzione del muro fino a una certa altezza per tutta la lunghezza della tratta in questione. In altre parole non si costruiva dalle fondazioni alla sommità ma si creava un primo perimetro difensivo, con ancora alle sue spalle le vecchie e più antiche mura in piedi a difendere la città. Si procedeva quindi sovrapponendo il lotto successivo fintanto che si raggiungeva una quota di sicurezza; a quel punto, intanto che davanti la costruzione procedeva, si poteva gradualmente iniziare la demolizione della cinta più interna. E tra un lotto e l’altro potevano passare anche molti mesi: dipendeva, allora come sempre, dalla disponibilità di finanziamenti, materiali e tante altre variabili; questo significava che nel frattempo sulla cresta muraria si depositavano terra, pulviscolo e altri materiali.
Se misuriamo la distanza fra gli allineamenti erbose osserviamo che la loro distanza, ovvero l’altezza dei lotti, corrisponde a quella che si chiamava una “pontata”, ovvero un piano delle impalcature. In questo caso gli strati hanno un’altezza di circa 120 cm, ovvero mezza canna, che era l’antica unità di misura architettonica lucchese.

Le linee facilmente visibili sono quindi discontinuità della muratura prontamente sfruttate dalla vegetazione ed è importante che questa erbetta rimanga perché racconta moltissimo della storia delle nostre amate mura, molto più di libri e documenti.

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