La poesia Soldati fu l’ultima scritta da Ungaretti dai teatri di guerra; il suo reggimento si era spostato sul fronte occidentale, sulla Marna, nell’ultima estate di guerra. Il componimento è famosissimo, lapidario e, com’è noto, trasmette tutta la precarietà, la fugacità della vita del soldato in guerra; da quei quattro versi nasce una delle più celebri similitudini della poesia italiana, poderosa immagine della impotenza del singolo di fronte alla schiacciante brutalità della guerra. Leggiamola.

SOLDATI
(Bosco di Courton, luglio 1918)

Si sta
come d'autunno
sugli alberi
le foglie

È quasi scontato, come in effetti si legge sempre nei commenti all’opera, il paragone fra i soldati e le foglie d’autunno, immaginando la foglia che improvvisamente si stacca e cade; niente di più corretto. La vita del soldato al fronte è appesa sottilmente a una serie di fortunate coincidenze: quotidianamente la morte sfiora qualcuno e colpisce invece il compagno accanto e le ragioni sono imponderabili. Non ci si può mai veramente ritenere al riparo: le armi a lunga gittata e le armi di precisione che si diffondono durante la Prima guerra mondiale possono colpire chiunque, ovunque si trovi, al fronte. E quindi appare veramente naturale l’idea di questa foglia che improvvisamente, per ragioni che non comprendiamo, si stacca e cade, morta. Lo stesso accade agli uomini.

Proviamo ad approfondire. Intanto il primo verso, “si sta”, sottolinea con enfasi la volontà di rimanere aggrappato alla vita, al ramo, come l’Ungaretti della poesia I fiumi, aggrappato all’albero mutilato; parrebbe esservi quindi una volontà attiva e non soltanto un’effimera speranza che tutto vada bene e la fortuna rimanga più a lungo possibile dalla nostra parte. Eppure, nonostante tutto questo, Ungaretti pare esortare lo spirito a resistere.

Mi ha molto colpito il commento di una mia studentessa che ha saputo cogliere un aspetto dinamico in questa poesia, piuttosto che la muta rassegnazione nell’attesa del momento fatale del distacco e ha evidenziato un processo più che un istante, ovvero l’arricciarsi progressivo della foglia autunnale, sempre più secca, sempre più svuotata, fino al completo esaurimento di ogni linfa, non diversamente dal logoramento ai quali i soldati erano sottoposti, come del resto Ungaretti stesso ci narrava nella poesia Sono una creatura. È forse superfluo ricordare che la morte biologica non era l’unica: molti reduci tornavano traumatizzati a vita, spersonalizzati, incapaci di riacquistare un equilibrio psicologico che consentisse loro di riprendere una vita sociale normale.

Per concludere, vale la pena ricordare anche che ben altra foglia era comparsa nella poesia Fratelli: era la foglia della speranza appena nata, una rischiosissima scommessa buttata giù alla cieca durante un incontro notturno al fronte, rivelando la propria posizione a potenziali nemici, invocati comunque come “fratelli”. Questa foglia, evidentemente, nel bosco di Courton compì il suo corso.

3 pensieri riguardo “Soldati, di Giuseppe Ungaretti

  1. Nicola, Grazie per avermi consigliato di leggere questa pagina. Davvero la tua alunna ha avuto una grande intuizione. Il merito sarà stato del bravo professore che avrà saputo farla ” innamorare ” dell’argomento. Ho scoperto che avrò molto da leggere su Ungaretti, e sono felice come un bambino che ha ricevuto un dono tanto desiderato! Grazie ancora!!! 🙂

    Piace a 1 persona

      1. Certo che ho ragione Nicola, e ti dico anche perchè. Ho un figlio laureato in informatica, una mente molto matematica che mai si è fatto molto prendere dalla letteratura. Durante questi studi scientifici, per due anni ebbe un giovane professore di lettere che riuscì con le sue lezioni a farlo innamorare di tutta la letteratura. A tal punto da confidarmi che forse aveva sbagliato corso di studi, perchè aveva capito quanto quel professore gli aveva fatto amare i poeti, la lettura….la grandezza della letteratura. Ormai era tardi per cambiare facoltà. Ma quell’amore non l’ha più lasciato ed è diventato una persona meno chiusa, più aperta, anche più romantica. E tutto grazie ai buoni inegnamenti di quel giovane professore che aveva saputo trovare le giuste parole pe fare breccia nel cuore dei suoi alunni.

        Per questo dico che è merito tuo. La ragazza è brava di sicuro, su questo non ci piove, ma Tu hai saputo coinvolgerla nel modo migliore. Ah, la fortuna di chi è in classe con te!!!! 🙂

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.