Passeggiando su sentieri di montagna mi è capitato in più occasioni di osservare incisioni rupestri, lì da secoli, più spesso millenni. Nelle zone che frequento – Appennino Tosco-Emiliano e Alpi Apuane – ci si può imbattere in testimonianze cristiane o, risalendo la china del tempo, delle popolazioni pre-romane, prima fra tutte quella degli Apuani. Solo nel campo delle incisioni rupestri la ricerca degli ultimi anni (nemmeno molti in verità) ha portato alla scoperta di centinaia di siti, ognuno dei quali conserva da una a molte decine di figurazioni.

Tre croci cerchiate sulla Foce di Pianza (MS)

Osservare il sole che sorge, seguire le ombre, porsi con deferente soggezione davanti a spazi naturali suggestivi e marcarli visivamente con un segnale, osservare e riprodurre le costellazioni quasi fosse un modo di appropriarsi di ciò che sfugge alla comprensione, sono comportamenti che rivelano tutta la nostra umanità e il desiderio di ricavarsi uno spazio nel cosmo, il desiderio di affermare la nostra identità e il nostro ruolo nell’universo. È evidente il tentativo di legare tangibilmente l’esperienza umana alla terra e da qui al trascendente: cicli celesti, terrestri, naturali, biologici e sessuali… tutto questo racchiuso in un segno tangibile da consegnare ai posteri. E infatti, indipendentemente dalla matrice culturale, è interessante soffermarsi a riflettere sull’aspetto antropologico.

Il bellissimo Nodo di Salomone, sul Monte Pittone (LU)

Accanto alle manifestazioni personali e quasi istintive esistono anche opere di grande rilevanza monumentale: sto pensando, primo fra tutti, al santuario piramidale di Monte d’Accoddi o agli allineamenti megalitici della Sardegna, agli henge del nord Europa, oppure, in altri continenti, agli incredibili geoglifi Nazca nel deserto peruviano.

Altare prenuragico di Monte d’Accoddi (SS)

Per comprendere questi siti è necessario l’intervento dell’archeoastronomia, ovvero una scienza relativamente nuova e accattivante che studia la valenza astronomica e astrologica di monumenti del passato, conferendo loro un plus di fascino decisamente consistente; e senza scomodare il grandioso circolo di Stonehenge, rimanendo in ambito strettamente lucchese meriterebbero più cura e attenzione il presunto dolmen megalitico di Pietra Pertusa sull’altipiano delle Pizzorne, volto al sorgere del sole in posizione altamente scenografica, innalzato all’interno di un recinto circolare di terra e pietre al termine di una rampa orientata perfettamente Nord-Sud; oppure il dolmen ancora intatto sulle pendici del Monte Freddone, a ridosso delle Apuane, volto esattamente al tramonto dietro al Monte Altissimo all’equinozio di primavera; e sul Monte Cotrozzi, Monti Pisani sopra Santa Maria del Giudice, è stata individuata una pietra incisa con linee e buchette che potrebbero rappresentare costellazioni.

Le chiese cristiane, spesso subentrando con forza nei luoghi dei culti pagani, hanno ereditato e rielaborato il culto del Sole e della luce e i costruttori le hanno orientate verso est per cogliere i chiari raggi del mattino attraverso le finestre delle absidi. In genere queste sono una – in posizione centrale – o tre, con evidente riferimento a Dio e alla Trinità, talvolta ne troviamo solo una e asimmetrica verso sud-est e sarebbe interessante studiare quando e come la lama di luce colpisce l’altare. Castel del Monte, voluto dall’imperatore Federico II, grazie a un sapiente gioco di angoli e ombre è un vero e proprio calendario solare, con ancora qualche segreto ben custodito. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Ma accanto a queste strutture complesse, talvolta grandiose, si contano a migliaia le testimonianze personali e singolari di chi ha provato il bisogno pungente di lasciare una traccia tutta sua. Quali pensieri spinsero uomini di tremila anni fa a erigere stele, incidere la roccia e a compiervi rituali fatti luce, acqua e fuoco? Ma in fondo questi istinti non sono così diversi dai nostri.

Secolo dopo secolo, ogni generazione affronta come le precedenti paure, ansie e desideri del proprio tempo. Scene di caccia e di uccisione, esaltazioni iconica di armi dall’alto profilo sacrale (come il pennato degli Apuani), dei genitali femminili o comunque degli attributi della femminilità e della maternità, o maschili – a partire dalla simbolica ostentazione di lame sguainate – sono ricorrenti espressione della nostra umanità e il desiderio di legarli alla pietra non è che uno stratagemma che renda il nostro effimero passaggio più profondo e duraturo e invariabilmente il riflesso diretto e cosciente della nostra fragilità e transitorietà. L’era cristiana, con i suoi massi ricoperti da tappeti di croci (spesso sovrapposti a simboli pagani), non fa eccezione e il moltiplicarsi dei segni altro non sono che il moltiplicarsi delle nostre insicurezza in un mondo fatto di paure e soggezioni.

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