Recentemente mi sono recato a visitare un paio di siti con incisioni rupestri, siti già noti, studiati ed esplorati. In realtà va premesso che non si può mai dare per scontato che sia stato scoperto e catalogato proprio tutto: molto spesso si tratta di segni molto tenui, logorati dagli agenti atmosferici, tanto evanescenti da risultare invisibili con una luce diretta troppo intensa, mentre con la luce più radente, quando le ombre si approfondiscono, tornano a emergere gli antichi segni. 

Ad ogni modo, l’incontro diretto con le incisioni rupestri, vecchie o nuove che siano, dà un senso di pienezza e appagamento; e per quanto se ne possano vedere in tutta comodità sui libri, magari grazie a illustrazioni molto suggestive e foto scattate da fotografi capaci, l’emozione che si prova trovandosele di fronte, nel loro spazio naturale, è impagabile.

Il Monte Coronato, con le sue erbose pendici, si trova sull’Appennino lucchese, non distante dalla frazione di Montefegatesi, nel comune di Bagni di Lucca; è una propaggine minore che si protende verso ovest dal corpo principale del monte Prato fiorito e probabilmente deve il suo nome a una vera e propria corona di rocce sporgenti che ne cinge la vetta. Da tempi remoti fu terra di pascoli, alpeggi e transumanza ma poi, nel corso del Novecento, difficoltà economiche e il desiderio di una vita più comoda, determinarono lo spopolamento di quelle terre, cosicché si abbandonarono i mestieri di una volta e le antiche vie. Fortunatamente, grazie alla memoria storica del luogo, grazie all’attenzione di appassionati della montagna e alla competenza della Sezione scientifica del CAI, l’attuale sentieristica ha recuperato la percorribilità di quei tracciati probabilmente millenari; in più, grazie a un’offerta turistica sempre più qualificata, non solo i centri abitati ma anche gli alpeggi più isolati si stanno ripopolando, dopo attenti e volenterosi restauri dell’edilizia storica. Merita ricordare, a tal proposito, che sulle ripide pendici meridionali del Prato Fiorito, è stato inaugurato pochi mesi fa il Sentiero dei Sassi scritti, ovvero un percorso naturalistico, storico-archeologico tra i segni lasciati sulla pietra dall’uomo nei secoli passati. Magari ne riparleremo un’altra volta.

Torniamo quindi sul Monte coronato e in particolare sulla sua vetta. Forse è necessaria una breve premessa: perché lasciare segni sulla roccia? Be’, partendo questo interrogativo potremmo divagare in una moltitudine di direzioni diverse e un po’ ne ho già scritto (Incisioni rupestri: luce e storia e Da Fornovolasco al Monte Forato e ritorno). Ma più nello specifico, perché viene scelto un masso, una parete e non quella pochi metri più in là? Ci sono in effetti alcuni prerequisiti, se così vogliamo definirli: massi con una superficie liscia ovviamente, adatta a ospitare una figurazione, posizioni prominenti su vallate, passi montani, o esposti verso il sorgere o il tramontare del sole, oppure connessi a luoghi sacri e tradizione del culto sono candidati promettenti e un buon punto di partenza per cercare qualche traccia, piuttosto che girare a casaccio a testa bassa nella speranza di essere fortunati; da questo punto di vista, il rapporto con il contesto è fondamentale anche per la comprensione dei segni, quando se ne trovano. 

È superfluo ricordare che l’atto stesso di incidere la pietra va ricondotto al desiderio di lasciare una memoria del proprio passaggio e del proprio essere stato lì, magari con uno scopo ben preciso. Queste sono le raffigurazioni più significative perché possono implicare anche un valore spirituale, cultuale, complesso ed evoluto, il più delle volte chiaro nel significato generale ma oscuro in quello specifico della singola immagine. In altre circostanze i segni sono spiegabili con un valore più pratico e utilitaristico ma questo non li rende meno appetibili d’interesse. Altre volte ancora, pare proprio che siano state l’occasione per tenersi compagnia e ingannare il tempo, al punto che non mancano siti dove su lastre di pietra particolarmente adatte allo scopo sono incise perfino scacchiere per il gioco del filetto oppure di rappresentare il paesaggio familiare con animali da pascolo, selvaggina oppure uccelli.

Ciò che troviamo sul Monte Coronato sembra essere stata una serie di indicazioni confinarie, relativamente recenti e come nella maggior parte dei casi simili, anche queste hanno un carattere cruciforme, talvolta isolate, talvolta in varia combinazione e altrettanto variegata è la loro dimensione. A pochi passi dalla croce sommitale, emerge dall’erba un masso con un’ampia faccia liscia rivolta a sud: osservandolo da quel lato si nota con chiarezza sullo spigolo sinistro una grande croce equilatera e al centro della faccia del masso le iniziali “D.F.”; al di sotto sembra si scorgere due numeri, forse “41”. Se dobbiamo interpretarli come le cifre finali di una data, potremmo ipotizzare le prime due con “19” o “18”; particolarmente interessante, per il suo significato culturale, resta ovviamente la firma. Bisogna anche precisare che non c’è modo di capire se si tratti di un palinsesto, ovvero di una sovrapposizione sulla stessa ‘pagina’ di segni di epoche diverse, oppure se proprio D.F. abbia realizzato, firmato e datato quelle iscrizioni. 

La datazione inoltre è sempre estremamente problematica. A meno che non vi sia una chiara indicazione, in fase con le altre figurazioni, come scrivevo sopra potrebbero essere presenti sulla stessa pietra segni di epoche anche molto distanti tra loro; la presenza di croci può scremare l’inizio dell’era cristiana ma resta un’indicazione comunque decisamente vaga. La forma del tratto in sé ci dice pochissimo: una pietra più esposta agli agenti atmosferici si disfa più rapidamente di una più riparata e così la traccia che reca, la profondità iniziale dei segni inoltre può essere la più varia e altrettanto variabili le qualità morfologiche della roccia. Per farla breve: incisioni più antiche potrebbero apparire più evidenti di altre molto più recenti. Alla fine, l’analisi stilistica e il confronto (se c’è un campionario sufficientemente numeroso) rimane lo strumento più efficace per darci un’indicazione di massima. 

Tornando al Coronato, scendendo in senso orario dalla vetta, lungo il Sentiero degli Avi dopo poche decine di metri si incontra la corona vera e propria del monte, ovvero gli affioramenti stratificati di pietre sporgenti; nel punto più spettacolare che guarda verso la sottostante vallata del torrente Lima, si scorge un altro masso con evidenti segni. Si tratta di tre croci disposte irregolarmente una sopra l’altra, equilatere la prima e la terza, col tratto verticale più lungo quella mediana; le dimensioni vanno diminuendo dal basso verso l’alto, assecondando l’assottigliarsi della roccia. Impossibile stabilire se si tratti della stessa mano delle precedenti in vetta anche se, per forma e dimensione, parrebbe di no.

La prossima volta daremo un’occhiata dalle parti di Puntato.

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2 pensieri riguardo “Le incisioni rupestri del Monte Coronato

  1. Non sono esperto, dico la mia – senza essere interpellato 🙂 – a titolo di “Uomo della strada”.

    Ebbene, questi DF 41 mi sembrano scritti con una forma grafica molto “attuale”, non riesco ad immaginare che sia una incisione di molti “secoli fa”. Oltremodo il 4 è inciso in una forma molto attuale, con la stanghetta superiore aperta, non credo che nei secoli scorsi lo scrivessero in questo modo, ma ovviamente posso sbagliarmi.

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    1. Non penso proprio che sbagli. D.F. e 41 hanno una traccia abbastanza coerente il che potrebbe indicare contestualità e anche la prassi suggerisce che iniziali e data vadano assieme. L’incisione è piuttosto grossolana ma l’erosione ci ha già lavorato quindi “19” davanti, un’ottantina di anni fa, credo che possa starci; “18” proprio a volergli bene. Le crocette, sebbene non abbiano alcun garbo estetico paiono tracciate diversamente. Ma sai…

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