In un recente articolo ho citato l’opera dello scrittore polacco Stanislaw Lem, a mio parere una delle menti più acute in campo letterario e una delle penne più dotate del XX secolo. Mi piacerebbe approfondire alcuni aspetti.
La biografia può essere facilmente reperita tra le pagine di Wikipedia, così come la lista delle sue opere e una corposa interpretazione delle stesse. È un autore famosissimo in patria (candidato al Premio Nobel per la Letteratura nel 1977) e all’estero, ma solo da pochi decenni i suoi scritti si affacciano timidamente anche sugli scaffali delle librerie italiane; ma siamo ancora agli inizi.
La sua opera abbraccia numerosi generi letterari, anche diversissimi tra loro: dal terribile romanzo autobiografico/storico L’ospedale dei dannati, purtroppo parte di una trilogia che in Italia manca ancora di due terzi, al romanzo poliziesco Le indagini del tenente Gregory, fino alla saggistica, come l’originalissimo e surreale Vuoto assoluto. Ma indubbiamente è nella fantascienza che Lem ha dato il meglio di sé.
Ciò che caratterizza questo scrittore è una qualità eccelsa: pacata, profonda, ricca e sinfonica, costruita sui dettagli; i romanzi non sono azione adrenalinica ma piuttosto piccoli passi, talvolta confusi e frustranti, condotti verso luoghi di irripetibile bellezza.

“La ricerca attraverso l’uomo”
Il genere umano, benché operi attraverso i singoli, è per Lem soggetto, oggetto e complemento di mezzo in una ricerca che dall’uomo parte e all’uomo ritorna. Lo scrittore non può fare a meno dell’uomo, collocandolo in luoghi remoti della galassia oppure sulla terra nei quali confrontarsi con il limite estremo della propria capacità di comprendere. E il completo fallimento è un’opzione che l’autore non tralascia mai di prendere in serissima considerazione.
L’intraprendenza e lo spirito d’avventura che spronò la ricerca geografica e l’esplorazione del globo si rivolgono adesso allo spazio profondo e insondabile e la solitudine e la paura davanti all’ignoto tornano quelle delle origini, quelle primordiali.
I suoi viaggi, non servirebbe forse nemmeno specificarlo, non sono mai soltanto i chilometri o anche gli anni luce percorsi, sono soprattutto itinerari interiori che approdano a lidi mai toccati prima e come incontrando nuovi popoli s’impone la necessità di comunicare, lo stesso avviene nell’incontro con sé: e provare a comunicare con un io interiore del quale fino ad allora non si aveva alcuna conoscenza può essere destabilizzante.
Violenza, sensi di colpa, orgoglio, ambizione, stati di allucinazione e follia sono soltanto alcuni dei campi d’indagine dello scrittore; sentimenti ed eventi che cadono addosso ai protagonisti senza preavviso, trovandoli impreparati, costringendoli a innalzare barriere fragili e poi, talvolta, quando ci riescono, arrivare ad accettarne le conseguenze.

Il fallimento
L’estrema fragilità dei personaggi di Lem si riflette quindi nell’incombenza costante del fallimento. Si sentono braccati, con una percezione tanto netta quanto indefinibile ma ineluttabilmente l’ombra tanto a lungo temuta prima o poi cala sempre dall’alto, da una circostanza più grande dell’umana capacità, che schiaccia, impone di chinare il capo, costringe a divenire invariabilmente consapevoli della debolezza e limitata capacità dei nostri sensi.
Oppure, del fallimento ne siamo del tutto o in buona misura responsabili, una responsabilità spesso amplificata a tal punto dagli eventi da renderla insostenibile e il peso che i personaggi trascinano è colossale e toglie il respiro.
Nel più che celebre romanzo Solaris, per esempio, i sentimenti che vengono messi in discussione sono tali da strappare via la pelle: per Kris Kelvin, il protagonista, il senso di colpa per aver indirettamente indotto al suicidio la donna amata, intanto che lei, Hari, ritorna, generata dai ricordi di Kris medesimo, costretta a una semi-personalità, divisa fra come lei era realmente e come lui, l’adorato marito, la vedeva: una donna fragile, insicura, destinata a ripetere all’infinito gli stessi fatali errori.
Il tema pirandelliano della maschera viene ingigantito a dismisura fino ad esplodere, coinvolgendo tutto e tutti nella distruzione. Dopo non rimane quasi niente.

Le ‘apparizioni’ che il pianeta Solaris presenta agli astronauti della stazione orbitale potrebbero essere fraintese come una seconda opportunità offerta loro per emendare colpe passate ma la realtà è ben diversa e gli abitatori della stazione spaziale ne faranno presto le spese: Solaris, sondando i ricordi, i sogni, le inquietudini, i pensieri degli astronauti, li materializza davanti ai loro occhi con creazioni antropomorfe e tangibili ma comunque profondamente irreali, destinate però a rinverdire la tragicità della vita.

Il limite
Il tema del fallimento si fonde inestricabilmente con quello del limite. Non siamo di fronte a condizionamenti morali, etici o psicologici: i protagonisti dei romanzi di Lem sono uomini e donne consapevoli, razionali, in molte occasioni figure di scienza. Ma questo non li esime né protegge dal fallimento perché la comprensione e la verità si nascondono al di là delle capacità umane. E neppure li giustifica, come chiaramente è illustrato ne La voce del padrone. In questo complesso romanzo un’equipe di scienziati si raccoglie in un bunker nel deserto del Nevada per studiare nel massimo della segretezza un segnale radio neutrinico la fonte del quale si ritiene artificiale. Mesi e mesi di studio pressoché inconcludente approderanno alla ineluttabile conclusione che se di un messaggio si è trattato esso non era rivolto a noi, bensì a una forma intelligente molto più evoluta della nostra specie.
Proprio nelle ultime pagine Lem scatena l’attacco finale: gli uomini sono profondamente intrisi di cattiveria; si dibattono tra desiderio di primeggiare sui colleghi, tessono intrighi politici, militari, sgambetti di ogni genere, accampano rivendicazioni sui piccoli seppur innegabili successi ottenuti. E mentre questi piccoli successi cadono inesorabilmente uno dopo l’altro, dimostrando tutta la loro inezia, al di là si spalanca lo scenario grandioso dell’Universo che rimane oltre ogni nostra portata. La frustrazione, la rabbia e il senso di assoluta impotenza che emergono divengono allora un vero terremoto esistenziale: l’aver scoperto un barlume è peggio che niente perché sarà come riuscire a far muovere una chiave in una serratura che tuttavia non girerà mai più di così, sarà come sentirsi un inciampo fortuito e imprevisto in una pietra smossa su un percorso destinato a collegare distanze che non colmeremo mai.

Buona lettura a tutti.

Per approfondire: Il congresso di Futurologia

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6 pensieri riguardo “Stanislaw Lem, ovvero la ricerca attraverso l’uomo

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