Non molto tempo fa scattai la foto che vedete qui sotto, nel luogo più improbabile (all’esterno della stazione ecologica) e nella modalità più imprevista (dal finestrino dell’auto mentre aspettavo con una certa impazienza il mio turno per conferire… carta, se ricordo bene). Fu quindi uno scatto del tutto improvvisato e, posso garantirvelo, non ho apportato alcun ritocco. Eppure il blu è perfettamente identico, le nuvole reali si completano con quelle riflesse vicendevolmente.
Poche cose che faccio scorrono via senza lasciare traccia, talvolta è una reazione immediata, talvolta rimane lì, assopita, in attesa che qualcosa la risvegli, come in questo caso è mi piace pensare che niente accada per caso, basta saper attendere.

Ecco che è stato inevitabile tornare col pensiero alla poesia di Eugenio Montale che qui riporto:

Forse un mattino andando in un'aria di vetro


Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Come scriveva il poeta ligure, l’uomo spesso vive la propria esistenza appiattito come un’ombra incolore, appagato da ciò che gli viene proiettato attorno, oppure si affanna nella ricerca del “miracolo” o di un “anello che non tiene” che possa manifestarci chissà quali rivelazioni, bucando questo schermo fittizio. Ma non saremo mai noi, con le vostre forze o la semplice volontà, a stabilire tempi e modi; questa visione subitanea, se avverrà, ci coglierà sempre impreparati, lasciandoci nello smarrimento.

Allora, dov’è la verità?

Per ha interesse di approfondire, questo è il link alla mia pagina dedicata a Eugenio Montale
e in particolare segnalo: Perdersi e ritrovarsi nella poesia di Eugenio Montale

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10 pensieri riguardo “Dov’è la verità? Il mio Montale quotidiano

  1. Di certo sapiamo che la personalità di Montale era parecchio pessimista. Non aveva fiducia nelle persone e forse neppure in se stesso. In questa poesia sente di aver fatto una scoperta terribile. Ha scoperto di vivere nel niente. E pensa sia così anche per le altre persone che incontra. Forse chissà, per la prima volta si sentirà complice, solidale con un segreto da da condividere col resto dell’umanità.

    Amo molto Montale, mi fa una gran tenerezza questa sua solitudine interiore. Lo capisco perchè nella mia adolescenza mi sono sentita anch’io così. Estranea, quasi invisibile agli occhi dei miei coetanei e non. Mi pareva di vivere in un pianeta a parte. Come i binari che corrono vicino gli uni agli altri, ma separati. Oppure la mia sensazione più chiara era di essere come un cavallo fuori dal recinto. Vicinissimo agli altri cavalli che correvano e pure si avvicinavano ma restavano sempre separati da una staccionata.

    Tutto è cambiato quando mi sono sentita amata, sposata e diventata mamma. Allora mi sono sentita il centro del mondo. Ed ho cominciato a scoprire il mondo con gli occhi di mio figlio. Ogni cosa una scoperta meravigliosa!

    Povero Montale se l’ultima donna che lui ha amato, non l’avesse lasciato, forse non avrebbe scritto quella bellissima poesia ” Verrà la morte e avrà i tuoi occhi ” ma avrebbe imparato a conoscere la vita attraverso gli occhi di lei e tutto sarebbe diventato magnifico!!!

    Scusa se mi sono dilungata e andata fuori tema. Forse non sono brava a interpretare Montale. Ma gli sono grata per essermi stato amico e vicino attraverso le sue poesie quando la solitudine era la mia unica compagnia!

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    1. Grazie per questo contributo, tutt’altro che fuori luogo. Certo, esiste la storia della letteratura con le sue classificazioni, gli stili, le idee e la poetica: è giusto e importante. Ma, come ripeto sempre anche ai miei studenti, la letteratura, e soprattutto la poesia, è arte e quindi emozione e non ci sono emozioni giuste o sbagliate. Io leggo la poesia come il tentativo da parte di chi ci ha preceduto e ha avuto una dote particolare di dare una forma a un’idea, tentare di comprenderla e comunicarla. E per noi lettori un’occasione per conoscersi e riconoscersi un pochino di più e un pochino meglio. Grazie ancora per questo commento così sensibile.

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    1. Grazie a te per aver apprezzato. Leggendo e rileggendo Montale forse ho imparato proprio questo: a cogliere i dettagli; al di là del fatto che la foto, bella o brutta che sia non è importante, vorrei essere sempre lì, a trovare quello che si nasconde fra le pieghe della vita. Approfitto dell’occasione per scusarmi ma, non so perché, il tuo commento era finito nella cartella antispam. Fortuna che l’ho recuperato. A presto

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      1. GRAZIE per avermi recuperata!
        Sciagurata è la mia scelta di usare come indirizzo mail il nome del blog che ogni volta risulta sospetto purtroppo.
        Sono diversamente spam 🙂
        Mi chiamo Claudia, piacere di conoscerti e ancora grazie!
        Trovare quello che si nasconde tra le pieghe della vita è un obiettivo stupendo direi, chapeau!

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      2. Lo spunto può anche essere breve: è quanto segue ciò che conta, non trovi? Senti, alla fine, cercare quello che si nasconde fra i versi di una poesia è un po’ come il momento magico in cui si gira il cucchiaino nella tazzina di caffè (lo so, l’ho letto: lo prendi amaro, ma non prima, quindi sai com’è), quando si è a tu per tu, con l’altro e si aspetta di vedere quello che succederà.

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      3. Giusto!!
        E mi piace moltissimo questa connessione immediata sulla stessa lunghezza d’onda!
        Sono d’accordo: il momento magico è la “ricerca” … un po’ come arrivare ad apprezzare il caffè amaro dopo aver tante volte zuccherato.
        Non smettere mai di imparare e di provare a capire di più e meglio.
        GRAZIE davvero Nicola.

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