Ieri sera sono entrato in un supermercato per la normale spesa settimanale; non avevamo potuto andarci sabato scorso e siamo andati ieri. Abito vicinissimo a uno dei più grandi centri commerciali di Lucca, sempre fornitissimo di tutto.

Lo scenario era questo:

… e siamo appena all’inizio.

So che situazioni come quella documenta dalle mie foto possono accadere: guerre, carestie, epidemie…

Già, epidemie. Epidemie come quella descritta dal capolavoro letterario di Max Brooks, World War Z, un romanzo a dir poco grandioso nel quale si narrano le vicende del genere umano alle prese con un morbo che trasforma tutti in zombie. Ecco, uno scenario così, insomma: da apocalisse imminente. Mi consola il pensiero che se riusciamo… no: non vi racconto il finale ma ecco, credo che l’umanità sopravviverà anche al corona virus 19.

Questa esperienza, che onestamente non avrei mai pensato di poter conoscere di persona, mi fa vivere in un romanzo, e come spesso la fantasia è più corta e sterile (per rimanere in tema) della realtà. Sto vivendo una condizione di follia assoluta. Ma è perfetta, perché è venuta a scuotere l’albero per far cadere tutti i frutti, anche quelli più alti che in condizioni ‘normali’ non si sarebbero raggiunti; e lo scenario è mutato in modo drastico. Siamo diventati piccoli, impotenti, con una vocina piccola, medievali; ci sentiamo perduti, riempiamo la casa di ceci e carta igienica e dall’estero ci respingono “perché portiamo le malattie!” È un’esperienza che ha in sé una giustizia ineluttabile. Portiamo le malattie e non ci fanno sbarcare, anzi non ci fanno nemmeno partire: “Italiano? No, grazie”. Game over.

Al tempo della peste nera c’erano venditori di fandonie sotto forma di confetti profumati dalle strane ricette e millantati poteri terapeutici e altre stregonerie: costavano una fortuna e non servivano a niente. Vi ricorda qualcosa? E profittatori senza scrupoli si arricchivano sulle spalle dei creduloni. Almeno nel 1348 in ogni città morivano a centinaia ogni giorno, tanti da non trovare più posto per le fosse comuni. Ecco, nel 1348 un po’ di panico poteva essere giustificato.

Torno a guardare le foto sopra e un po’ mi sgomento per la nostra evanescente intelligenza. Almeno mi ha fatto sorridere un altro cliente del supermercato che vedendomi fotografare ha commentato: “Chissà quanti Rollinz si sono portati a casa!” Già, i Rollinz: ho temuto per i miei tre che mi spettavano.

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