Gone Girl – L’amore bugiardo, di Gillian Flynn, trad. it. di Elena Cantoni, Rizzoli
A Gone Girl – L’amore bugiardo di Gillian Flynn, romanzo pubblicato nel 2012 e salito rapidamente al successo editoriale e cinematografico planetario, ha letteralmente imposto un modello narrativo nuovo, quello del thriller psicologico a narratori multipli e inaffidabili, ciascuno portatore di una propria verità parziale. Ma, nonostante la cura con cui è stato confezionato, credo che porti già in sé gli stessi scricchiolamenti che hanno connotato in varia misura anche i migliori epigoni, La ragazza del treno compresa.
La trama, senza rivelazioni e la struttura narrativa
La vicenda prende avvio nel quinto anniversario di matrimonio di Nick e Amy Dunne, coppia apparentemente perfetta trasferitasi da New York a una cittadina del Missouri dopo che entrambi hanno perso il lavoro a causa della recessione; quel giorno, tornato a casa, Nick trova segni di colluttazione e la moglie scomparsa. Da qui si dipana un’indagine che alterna il racconto di Nick nel presente, sempre più stretto nella morsa del sospetto pubblico e mediatico, nonché dalle indagini della polizia, che teme il peggio e continua a trovare indizi che puntano a lui, al diario di Amy che ripercorre, dagli esordi, la storia della loro relazione: due voci, due versioni della stessa coppia, che il lettore è chiamato a confrontare senza poter interamente fidarsi né dell’una né dell’altra.
La struttura narrativa resta, a distanza di più di un decennio, un piccolo capolavoro di architettura: l’alternanza tra il presente di Nick e il diario retrospettivo di Amy, la progressiva erosione di ogni certezza acquisita, il rovesciamento che a metà libro ridisegna da capo l’intero intreccio, sballottano letteralmente il lettore da una posizione all’altra. La Flynn sembra che si sia divertita a manovrare il lettore, complice e ignaro, a costruirsi una verità che l’autrice si riserva il piacere di demolire con un tempismo impeccabile. È un processo che si ripete, e dopo la prima volta non l’ho trovato di nuovo piacevole.
Cosa non funziona?
È proprio a partire da questa stessa architettura, infatti, che nascono le mie riserve. Il romanzo è eccessivamente lungo per il suo contenuto, e sia la prima che la sua seconda parte, per quanto necessaria a sostenere il rovesciamento, dilatano le pagine che avrebbero al contrario giovato di un maggiore linea retta; ne risulta una lettura che, superato l’entusiasmo iniziale per il meccanismo narrativo, comincia a farsi faticosa, se non apertamente fastidiosa in alcuni tratti e con una voglia irresistibile di saltare pagine, per un’insistenza compiaciuta su dettagli e digressioni che la tensione della trama non giustifica più. A ciò si aggiunge una galleria di personaggi pressoché indigesti: Nick meschino, reticente e in certi momenti alla soglia dell’inettitudine; Amy sociopatica, criminale diabolica e calcolatrice fino all’inverosimile, i comprimari ridotti perlopiù a funzioni dirette della trama. È una scelta comprensibile e coerente con il carattere cinico del romanzo, il cui bersaglio polemico è proprio la messinscena della coppia perfetta e delle sue menzogne reciproche. Ma gli episodi in cui lo schema ritorna sono stati, a mio giudizio, troppi e alla fine creano un vero e proprio distacco partecipativo.
Il finale, poi, è forse il punto più debole dell’intera operazione: dopo una preparazione curata con tanta diligenza, la conclusione appare inverosimile nelle sue premesse psicologiche e sostanzialmente irrisolta, quasi che l’autrice, esaurita la spinta del grande colpo di scena a metà libro, non sapesse più bene come chiudere ciò che aveva aperto con tanta abilità. Non è un finale sorprendente in senso positivo, ma piuttosto un finale che lascia interdetti, e non nel modo spiazzante in cui un buon romanzo lascia interdetto chi lo chiude.
Gone Girl resta, a conti fatti, un libro che merita di essere letto per la sua importanza storica e per l’intelligenza della sua costruzione, è un’invenzione formidabile forse appesantita dalla propria stessa ambizione. Da consigliare? Solo dopo aver spiegato bene i se e i ma lasciati…
