Tempo fa decisi di intraprendere un percorso nel mondo della letteratura non lineare e la letteratura combinatoria. Iniziai, ricordo, con i romanzi di Calvino Se una notte d’inverno, un viaggiatore (1979) e soprattutto l’affascinante Le città invisibili (1972) poi sprofondai nel geniale labirintico intreccio ordito da Jean Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza (1805), un monumentale caos narrativo per venire a capo del quale mi fu necessario stendere un certo numero di pagine di appunti e di schemi. Poi la scelta cadde sul pazzesco Casa di foglie, di Mark Z. Danielewski (1a ed. 2000) e, nel frattempo, su Le sette morti di Evelyn Hardcastle (2019), di Stuart Turton e proprio su questo vorrei soffermarmi.

La copertina del libro

In breve e senza anticipazioni importanti: Blackheath House è una monumentale dimora di proprietà dei coniugi Hardcastle, Lord Peter e Lady Helena, circondata da chilometri di foresta impenetrabile e raggiungibile da un’unica strada. La storia passata della famiglia è segnata dal tragico evento della morte del figlioletto Thomas, annegato nel laghetto del giardino diciannove anni addietro. Nell’anniversario di quella nefasta sera è indetto un grandioso ricevimento in maschera e per l’occasione sono stati invitati gli stessi ospiti di allora. Momento clou della serata, fatta di luci sfolgoranti, cibi pregiati e alcolici, saranno i fuochi d’artificio, in programma per le 23.00. Nel momento in cui questi iniziano a esplodere l’altra figlia degli Hardcastle, Evelyn, viene assassinata con un colpo di pistola. Chi l’ha uccisa?

Apparentemente la logica è semplice: è un giallo. No, non è così. 

Protagonista è uno degli ospiti, Aiden Bishop, il quale si risveglia nel bosco circostante la magione, disorientato e stordito e con un bel bernoccolo in testa. Poco per volta frammenti di memoria tornano a galla, in parte come déjà-vu, in parte come immagini prive di contesto ma via via che passano le ore si renderà conto di essere ritornato all’inizio del suo giorno precedente, già vissuto: il giorno dell’omicidio di Evelyn. 

A questo punto il discorso si fa più complicato. In realtà le è ancora di più.

Da quel risveglio in poi, ogni volta che il protagonista perde conoscenza (si addormenta, viene stordito, muore…) si risveglia nel corpo di un altro degli invitati, con la coscienza e la memoria di sé confusa con quella di coloro che incarna in quel momento. Gli eventi che accadono sono esattamente gli stessi ma ogni volta sono vissuti da una prospettiva diversa e si arricchiscono di dettagli nuovi. Ma questo non significa che per Aiden siano sempre passi avanti poiché alcune delle piste seguite si rivelano vicoli ciechi e quindi la giornata va sprecata. 

Già, perché qui sta la sostanza del romanzo, la sua forza e la sua debolezza: finché non sarà scoperto il colpevole e l’omicidio fermato, tutto si ripeterà da capo, ma il protagonista non ha a disposizione che una settimana, dopodiché, se fallirà, rimarrà intrappolato per sempre in quella sorta di pantomima. Ci riuscirà?

Diciamocelo: l’idea è geniale e insolita, ma…? Ecco il grande “ma” di quest’opera: a mio modo di vedere, pur essendo decisamente gradevole e avvincente (superato lo sconcerto iniziale, e superato qualche segmento decisamente noioso), soffre della sua stessa originalità, nel senso che l’autore chiede al lettore un patto troppo esoso, imponendogli di accettare troppi interrogativi che non sono adeguatamente risolti: chi, perché, come, a che pro ha organizzato tutto ciò, con quali arcane forze? qual è il rapporto col mondo reale, come questo vi è ritagliato? Rimane tutto molto vago e soprattutto affrontato in modo scivoloso. 

Alla fine è un volume da consigliare? Se cercate un testo dove tutto alla fine quadri, no, nel modo più assoluto: vi garantisco che lo lancerete contro il muro. Se volete trascorrere qualche ora in compagnia di un libro assai poco convenzionale, ricco di colpi di scena e di geniali soluzioni narrative e scritto pure molto bene e assistere a un puzzle i cui pezzi cadono al posto giusto uno dopo l’altro (quasi tutti, via), allora sì, tenendo a mente le eccezioni di cui vi ho parlato.

Qualcuno l’ha letto e ne ha ricavato impressioni diverse?


S. Turton, Le sette morti di Evelyn Hardcastle, 2019, Neri Pozza Editore

6 pensieri riguardo “Le sette morti di Evelyn Hardcastle, di Stuart Turton

  1. Questo libro mi intrigherebbe parecchio. L’unica cosa vorrei sapere se la fine porta ad una conclusione oppure si rimane con un finale aperto. Nel secondo caso, no, non lo leggerei . Mi farai sapere? Buon fine settimana, buon 25 Aprile!!! 🙂

    Piace a 1 persona

    1. No, il finale c’è. È il contesto a essere incompleto, a mio modo di vedere. Se sei nel dubbio, ti consiglio di cercare altre recensioni\opinioni per farti un’idea più precisa. Buon 25 aprile anche a te.

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