Era il 1972 quando lo scrittore statunitense James Gunn pubblicava il suo straordinario romanzo The Listeners, stranamente tradotto in Italia prima col titolo Progetto stelle e poi finalmente riportato al titolo originario Gli ascoltatori con la nuova edizione nel numero 68 di “Urania collezione”, nel 2008.

Volendo inquadrarlo in una categoria letteraria, si tratta di un romanzo di fantascienza sebbene la sua caratteristica peculiare sia quella di proporre un’analisi molto umana e molto scientifica dei fatti. Cercando di rivelare meno possibile della trama, vi dico che la vicenda è ambientata nell’allora lontanissimo 2025, cinquant’anni dopo l’inizio del “Progetto”, ovvero la sistematica scansione della volta celeste alla ricerca di segnali artificiali. Proprio un paio d’anni dopo prese il via ufficialmente il SETI, uno dei più ambiziosi e coraggiosi progetti scientifici che la civiltà umana abbia mai intrapreso, ovvero proprio la ricerca di intelligenze extraterrestri attraverso la ricezione di onde radio di origine artificiale.

E la trama è proprio questo, semplicemente: proveniente da un pianeta nel sistema binario di Capella viene captato sulla Terra un segnale radio strutturato al cui interno si cela un messaggio. Questo surreale scambio di battute impegnerà noi e loro dagli inizi del Novecento, in realtà, fino al 2118.

La qualità elevata dello stile, la scelta del ritmo, l’eleganza e l’altissimo profilo culturale fanno di quest’opera una rarità, e non solo nella letteratura del genere. La narrazione si svolge su ritmi dilatati e pacati e richiedono al lettore lo stesso impegno, la stessa attenzione e sopratutto la stessa predisposizione d’animo e dedizione dei protagonisti del progetto, altrimenti facilmente la lettura si arena. Quindi se cercate un romanzo d’azione guardate altrove; qua c’è una virtù sopra ogni altra che è richiesta, che intride ogni pagina: la pazienza. Basti pensare che la narrazione viene più volte interrotta da “Tabulati di computer”: veri e propri capitoli fatti di citazioni, brani di varia origine più o meno strettamente legati alla narrazione ognuno dei quali sarebbe sufficiente a riempire pagine di riflessioni.

Già: il romanzo ci pone di fronte interrogativi esistenziali che caratterizzano profondamente il nostro essere umani o meglio ancora la nostra humanitas. Nel nostro tempo rischiamo spesso di banalizzare o semplicemente ignorare i grandi quesiti, tutti presi dalle nostre basse beghe quotidiane, ma James Gunn non lo fa, sebbene non abbia affatto l’arroganza di offrire soluzioni. Tutt’altro: i dubbi che solleva sono più delle risposte che fornisce.

Data la natura dei fatti si propone, inevitabile, il confronto mai risolto fra scienza e fede, forse qua troppo insistito: questi due paradigmi rischiano di diventare lo scoglio contro il quale la nave della nostra storia e la nostra grande occasione rischierebbero di andare a frantumarsi e invece ne divengono il trampolino per spiccare un grandioso volo perché l’obiettivo è comune: la ricerca della verità.

Ma cosa dobbiamo aspettarci da questo romanzo? Ci chiede innanzitutto di aprire la mente, di ragionare in termini di probabilità che, per quanto infinitesime (ammesso che lo siano veramente), non sono zero; ci chiede di non peccare di presunzione o di arroganza. Ovviamente l’autore, come tutti noi, è consapevole della miriade di difficoltà per cui potremmo non riuscire mai a captare niente niente: una ragione su tutte è che tutti siamo ad ascoltare ma nessuno trasmette perché ascoltare è molto meno dispendioso che inviare un messaggio interstellare. Ma se accedesse? Sono diversi i romanzi che ci pongono di fronte cocenti delusioni e dolorosi fallimenti: Stanislav Lem, con La voce del padrone, un romanzo complesso e qualitativamente eccelso ma decisamente faticoso, ci mette di fronte al messaggio insolubile, come voler ricostruire un’intera sinfonia avendone captate tre note, sono parole sue. Ma Gli ascoltatori gioca carte diverse, molto diverse. Fa leva su sentimenti sopiti, paure nascoste in ogni angolo pronte a rapirci e renderci impotenti perché ci gravano a terra.

Data la distanza di 45 anni luce dalla fonte, la conversazione con i nostri vicini di universo dura un paio di secoli: loro ricevono le nostre prime trasmissioni radio di inizi Novecento, dopo novant’anni riceviamo la risposta col loro messaggio, noi replichiamo, loro concludono. Centottanta anni, per quattro messaggi, di fatto tre: non è certo una vivace chat. Ma è il contenuto dell’ultimo messaggio da Capella che lascia esterrefatti perché ci impone di capire, di sentirlo dentro, col cuore, quanto fragile e preziosa sia la vita, ovunque e in qualunque modo o forma si esprima. L’universo non è un luogo fatto per noi sebbene lo abitiamo e basta un suo semplice sussulto perché veniamo spazzati via.

Gli ascoltatori è quindi in fin dei conti un inno all’unione, al rispetto reciproco, alla passione e alla dedizione ma soprattutto è un canto di speranza perché i valori divengono terribilmente preziosi quando iniziano a mancare. Razionalmente è difficile trovare speranza all’interno della trama, anzi, ne è quasi la brutale negazione; non solo, si soffre la frustrazione dell’impotenza, del dubbio di aver potuto far di più e non averlo fatto, insomma, c’è materia sufficiente per ogni genere di rimorso. Però la storia unisce gli uomini, unisce i popoli, le culture e i pianeti e la grande solitudine del cosmo è vista con orrore perché rovescia su di noi tutta l’inettitudine di chi è il prodotto di eventi casuali e virtualmente irripetibili. La solitudine: ciò che viviamo esistenzialmente come individui può esser vissuto anche come comunità umana perché la solitudine non si riempie circondandoci di propri simili. Paradossalmente, e in questo Gunn è un maestro, chi viene in soccorso della solitudine più tetra dei protagonisti e nei grandi vuoti di silenzio sono le macchine e i computer del centro di controllo, col loro incessante ticchettio, le spie che occhieggiano, il loro sommesso bisbigliare in un linguaggio estraneo eppure così famigliare. Le macchine probabilmente hanno compreso ciò che noi ancora ignoriamo o forse appena riusciamo a intuire; manca solo l’anello di congiunzione.

Concludendo, il romanzo è molto colto, forbito di eleganti e perfette citazioni letterarie di ogni epoca e di ogni cultura. Ma sopratutto è inserito nella cornice di una straordinaria poesia, forse una delle più evocative in assoluto e certamente una delle mie preferite: Gli ascoltatori di Walter de la Mare. Quei piccoli segmenti sono una trina magistrale che sommano dubbi e risposte inevase. La grande essenza di quella lirica sta proprio in questo, ed è il motivo per cui è perfetta per il romanzo: alla fine non sapremo chi è l’ignoto viaggiatore, e neppure chi si cela in quella casa o chi siano gli spettri che abitano quella dimora. E dopo lungo attendere il viaggiatore se ne andrà, quasi com’è venuto.

Nessuno dei protagonisti rimarrà insensibile alla voce scesa dal cielo e come l’ignoto viaggiatore della poesia proveranno a bussare all’ignoto e si sforzeranno di comprendere.

Ma solo una folla di ascoltatori spettrali
che dimorava nella casa solitaria,
allora rimase ad ascoltare nella quiete lunare
quella voce uscita dal mondo degli uomini
[...]
“Di’ loro che sono venuto e nessuno ha risposto,
che io ho mantenuto la mia parola” , disse.
Non si mossero gli ascoltatori,
sebbene ogni parola da lui pronunciata
cadesse echeggiando nell’oscurità della casa silenziosa
dall’unico uomo rimasto sveglio:
sì, essi udirono i suoi piedi sulla staffa,
e il rumore del ferro sulla pietra,
e il silenzio cadde di nuovo su tutto,
quando il rumore degli zoccoli si allontanò.

Ebbene, niente va perduto, niente cade realmente nel vuoto: mantenere la promessa, essere presenti al momento opportuno, questo è importante. La perfetta coincidenza, oltre che nel titolo, nello spirito che anima le due opere è quasi trascendente; non non lo comprendiamo, forse, ma lo percepiamo dentro e sentiamo che è veramente così. E necessario.

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4 pensieri riguardo “James Gunn, Gli ascoltatori

  1. Rieccomi! Di James Gunn è molto bello anche “Futuro al rogo”. In questo libro si immagina una società in cui il popolo comincia a guardare con estremo sospetto le persone istruite, perché ritiene che usino la loro cultura per ordire dei complotti ai suoi danni: un politico (il senatore Bartlett) si accorge di questo clima ostile nei confronti degli intellettuali, e lo cavalca proponendo una legge che dichiari nemici del popolo tutti i laureati. La legge passa: a quel punto il protagonista del romanzo (il professore universitario John Wilson) prima inizia a girare per gli Stati Uniti sotto falsa identità, poi comincia a progettare una difficile fuga verso il Brasile, uno dei pochi stati al mondo ancora tolleranti nei confronti degli intellettuali.
    Questo libro è stato scritto nel 1956, quindi l’autore ha previsto addirittura con 60 anni di anticipo ciò che si sta verificando oggi. Una parte del popolo si è fermamente convinta che alcune persone istruite (più precisamente i medici) abbiano architettato un complotto ai suoi danni per arricchire le case farmaceutiche, e quindi ha deciso di ribellarsi smettendo di vaccinarsi. E come nel caso del senatore Bartlett, anche in Italia abbiamo dei politici che, anziché riportare il popolo alla ragione, legittimano o addirittura incoraggiano le sue paranoie. James Gunn ha dimostrato una lungimiranza davvero eccezionale.

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    1. E’ verissimo quello che scrivi e adesso che me lo fai notare mi rendo conto che è un tema de Gli ascoltatori al quale, per quanto macroscopico, non avevo dato il giusto peso E invece è importante. Grazie.

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