Non sono un tuttologo, tutt’altro semmai, per giocare un po’ con le parole. Però mi piacerebbe capire dove sbaglio nel mio ragionamento, per cui se sapete come stanno le cose, contribuite, vi prego.

Fino a pochi giorni fa ero anch’io un ‘tranquillista’, in merito al Covid-19, s’intende. Mi fidavo quando mi dicevano che era come una comune influenza, o poco più, con mortalità (anzi letalità) sotto il 2%. Poi ci si messa in mezzo la strumentalizzazione politica, il che mi suscitato un vero ribrezzo, e allora ho deciso di osservare solo i numeri, direttamente dal sito OMS e altri siti istituzionali. Questi sono i dati aggiornati al 6 marzo 2020, ore 18.00, dalla Protezione Civile:

  • Totale dei casi di Coronavirus 19 in Italia: 4.636
  • Totale dei casi attivi: 3.916 (alle 14.30 erano 3.859)
  • Totale dei decessi: 197
  • Totale delle guarigioni: 532

Premetto che forse il campione di quasi 5.000 casi è ancora troppo fluttuante, ma lo seguo da almeno una settimana il rapporto fra decessi e casi totali è sempre stato sopra il 3,5% e stasera è il 4,2. Non so dire se questo sia “nella media” oppure no; ho provato a cercare e ho trovato questo:

Conclusione
Quando si parla di “morti per influenza” bisogna fare attenzione ai numeri che ci sono in circolazione.
Secondo i dati degli ultimi anni, in media circa il 9 per cento della popolazione italiana contrae il virus dell’influenza, ma il tasso di letalità stimato per la sola influenza è dello 0,1 per cento.
Tra il 2007 e il 2017, i morti “diretti” per influenza sono stati in media 460 l’anno; mentre le stime per i decessi “indiretti” vanno dai 4 mila ai 10 mila l’anno.
Per quanto riguarda i contagiati, i dati sulle ultime stagioni influenzali hanno mostrato un’ampia variabilità, con il 2017-2018 che ha fatto registrare il numero più alto: oltre 8,6 milioni di contagiati stimati.

Fonte: https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-02-26/coronavirus-influenza-stagionale-7231278/

Se questo articolo dice il vero, siamo un po’ lontani dall’influenza comune. Io continuo ad essere positivo (non al virus, almeno per adesso) ma un po’ più preoccupato sì, soprattutto perché ho come l’impressione che non mi stiano dicendo tutta la verità, e mi domando perché.
Domani, al risveglio i casi confermati su scala globale saranno ben oltre centomila, essendo già 99.624, ieri o l’altro ieri erano oltre diecimila in meno. E vedo che in Italia il rapporto fra guariti e deceduti è meno di 1:3; immagino che questo rapporto sia destinato a distanziarsi col passare dei giorni ma per adesso è piuttosto stabile.

Oltre a questo vedo e sento di medici, infermieri, personale sanitario in genere, costretti a operare in strutture male attrezzate, con rifornimenti limitati, anche dei dispositivi primari di protezione personale.

Se allarghiamo al panorama europeo le percentuali sembrano migliorare ma sappiamo anche che i controlli sono molto lassi (o almeno lo erano fino a poco tempo fa) e si punta molto sulla coscienza civica del singolo. Per cui se non ci cerca qualcosa nemmeno lo si trova.

Noi invece, schizofrenici come sempre, siamo passati dall’allarme totale, alle rassicurazioni forse improvvide, e poi alla chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale e la cancellazione di tutti gli eventi aggregativi. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni ma, se ho ben compreso, anche il nostro Covid-19 conosce le funzioni esponenziali, tipiche di ogni epidemia.

2 pensieri riguardo “I numeri del Covid-19

  1. Anch’io non sono esperta, ma cerco di informarmi per valutare i rischi.
    Dico la mia per interpretare questi dati statistici e capirne la validità.
    1) In biologia, avendo a che fare con i viventi, è difficile analizzare i fenomeni individuando esattamente la relazione causa-conseguenza, per cui non distinguiamo le morti per Coronavirus (morti dirette) dalle morti con Coronavirus (morti indirette). Questo significa che la letalità calcolata è sovrastimata.
    2) In Italia abbiamo scoperto il virus da poco tempo (è del 21 febbraio il primo caso in Lombardia) e stiamo assistendo alla fase di picco dei contagi. Fare analisi statistiche adesso comporta utilizzare dati incompleti e quindi dobbiamo stare attenti quando confrontiamo risultati così ottenuti con i dati di un’influenza trascorsa, da cui tutti i contagiati sono risultati o guariti o deceduti e non ci sono praticamente più casi attivi.
    Seguendo il tuo ragionamento, i dati (al momento da te indicato) indicano che la letalità è del 4,2% e la guarigione è circa dell’11,5%. E’ evidente che i dati sono largamente incompleti e resta di capire cosa succede a circa l’84,3% dei casi totali (che sono esattamente i casi attivi).
    Possiamo interpretare questi dati, ottenuti a ridosso del contagio? E’ difficile.
    La malattia dovuta a Coronavirus ha, nei casi più gravi di complicanze che necessitano di degenza in ospedale, un lungo decorso (il paziente 1 è ancora in cura) e quindi alcune persone permangono nella categoria “casi attivi” che sicuramente è molto rimpolpata anche dai nuovi casi di contagio. Purtroppo per altre persone (ad esempio gli anziani con pregresse patologie), invece, la malattia è stata fatale in breve tempo e quindi, velocemente, queste persone sono conteggiate in “decessi”. Mi viene da dire, da prendersi con le molle, che di Coronavirus si muore velocemente e si guarisce lentamente, ma l’eziologia della malattia non è nota e quindi non si sa, ma consideriamo che i tempi con cui una persona guarisce o muore influenzano le percentuali da noi calcolate in un momento iniziale della malattia.
    3) Ci sono senz’altro molte altre considerazioni da fare.
    Grazie per gli spunti di riflessione.

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