Esco per una passeggiata crepuscolare sulle stradine campestri attorno casa, come sempre accompagnato da almeno uno dei nostri gatti; adesso c’è Camilla, la più assidua. Abitiamo lì da 25 anni quindi posso dire di conoscere ogni minimo dettaglio di ciò che ci circonda; ho percorso questi spazi in ogni direzione, in ogni stagione, in ogni ora del giorno e della notte. Eppure adesso c’è qualcosa di nuovo e di diverso.

Sì, perché è un momento perfetto ed eccezionale, è la magia del crepuscolo.

Per qualche fortunata ragione il traffico della statale è del tutto assente e i rumori graffianti delle attività umane già spenti. Verso oriente il cielo si sta disponendo alla configurazione notturna, sprofondando in un blu zaffiro già stellato, prima di transitare a breve nel nero sporco dell’inquinamento luminoso. Seguendo l’arco del cielo verso est, il colore si perde in un lattiginoso grigiore pallido; infine verso il mare, là, sotto le nuvole, ancora si annidano residui violacei.

Mi guardo attorno senza sosta, come se dovessi fare scorta di tanta meraviglia e assorbo con avidità la tavolozza dei colori della campagna: dal verde intenso dei campi erbosi ai grandi rettangoli gialli dove poche ore fa è stata mietuta la colza. Intanto torno indietro, Camilla non si fida molto di quell’insolito allontanamento da casa, e pian piano quei colori così spiccatamente carichi di personalità raggiungono un denominatore comune, un punto di transizione nel quale gialli, marroni, verdi, azzurri e neri divengono incredibilmente vicini; da lì a poco si annulleranno gli uni gli altri nel buio dell’incipiente notte.

Mi concentro sull’ascolto.

Alla mia destra, verso un boschetto già una cortina scura e impenetrabile, un merlo per ragioni tutte sue grida fastidiosamente, come se protestasse con ostinazione contro un’ingiustizia; ma dall’altro lato è tutto un altro mondo.
Verso est, verso il fiume, ci sono molti alberi: sono fitte macchie spesso incolte di acacie e pioppi cresciuti rigogliosamente, liberandosi del fastidioso inseguimento dei boschi di bambù e dei rovi ai loro piedi. Lassù ha nidificato una coppia di poiane e di giorno fanno buona guardia, richiamando l’attenzione di chiunque oltrepassi il confine della loro intimità.
Ma in questo momento, tutto è tranquillo. È un paesaggio che Pascoli avrebbe invidiato per sé e per la sua poesia. Mi colpisce molto il sommesso chiacchiericcio che si proviene dai nidi degli uccelli: è un parlottare continuo che si accavalla, come se tutti avessero qualcosa da raccontare ai propri famigliari della giornata trascorsa, e forse è proprio così. C’è una musicale polifonia, c’è la perfetta amalgama di suoni che si richiede da un coro magistrale.

Ma i colori, senza accorgermene, sono ormai forme e le forme profili; il miagolio e lo sbrigativo trotterellare di Camilla mi invitano ad affrettare il passo.

Ancora un po’ di strada; ecco le luci di casa.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.