6 agosto, 2025

Ieri è stato un vero successo: il Lago di Goletta ci ha regalato qualcosa di paradisiaco. Ma le gambe un po’ ne hanno risentito, allora per recuperare un pochino decidiamo tra le opzioni per il Lago di San Grato. Ci siamo già stati, coi figli piccoli, quindi ci sono anche diversi ricordi su quel sentieri. Si parte.

La Valgrisenche è molto lunga e va percorsa tutta, in auto ovviamente. Subito all’imboccatura ci accolgono minacciosissime e inaccessibili sulla cima di un picco d’aquila le rovine del Castello di Montmayeur.

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E poi la strada prosegue, sempre più in alto (con molti cantieri) fino a raggiungere una quota sul fondovalle decisamente vertiginosa. Si arriva all’area di parcheggio; laggiù in fondo, piccolissime per la distanza, i tetti delle case di Surier e dall’altra parte della Dora di Valgrisenche quelli di Usellières.

Bene, zaino in spalla, scarpe ben allacciate, partenza: segnavia 14, direzione Lago di San Grato. La giornata è nuvolosa, e i colori sono un po’ smorzati. Percorriamo in leggera salita una strada montana, sulla sponda orografica sinistra del Torrente Grandalpe e da lì a poco si attraversano le rovine dell’alpeggio omonimo. Alcuni edifici sono stati recuperati ma la maggior parte sono pericolanti o già diroccati. Mi cade l’attenzione su quanto rimane di una facciata: la metà di sinistra non esiste più e tutto il resto, tetto compreso, grava sulla porta d’ingresso. Sorrido e mi viene in mente da dove può essere nata l’idea del titolo Non aprite quella porta!

Le pareti della vallata sono imponenti, modellati dalle ere glaciali, con un po’ d’attenzione si riconoscono a quote diverse i livelli di scorrimento del ghiacciaio nel corso delle successive glaciazioni.

La strada termina raggiunto l’alpeggio di Revera Bassa, con la moderna e curatissima stalla per le mucche. Da lì si va per il sentiero, tenendo la destra al successivo bivio, dove ci fermiamo per dare un’occhiata. Il sentiero di sinistra (segnavia 13) conduce al Col du Mont (2632 mt), dal quale secondo la tradizione passò Annibale con il suo esercito, elefanti compresi. Il passo lo vediamo lassù, davanti a noi, la tentazione è lì… ma abbiamo deciso, proseguiamo sul 14.

La vallata piega verso nord, il fondo è piatto ed erboso e non presenta problemi ma ben presto inizia a salire sempre più decisamente. Condividiamo i prati con tantissime mucche fortunate, evidentemente le inquiline della stalla di sotto e ci accompagna il fragore del Grandalpe e dei numerosi ruscelli che dobbiamo guadare.

Davanti a noi lo scenario è diversissimo: si vedono un paio di salti rocciosi, il primo imminente, il secondo è il fronte del bacino glaciale. Lassù dietro c’è il lago, e sullo sfondo l’incredibile parete formata dal Col de Morion (3394 mt), dal Col de Saint Grat (3454 mt) e sopra tutte le altre la Testa del Rutor (3486 mt), sotto la quale fa capolino il grande Ghiacciaio del Rutor, che scende però dall’altro versante.

Siamo ai piedi dell’ultimo balzo, assai ripido, alla cui sommità già da tempo vediamo avvicinarsi la cappella di San Grato. Iniziamo la salita e già penso al ritorno, perché la discesa mi richiederà attenzione. Arriviamo alla cappella e poi, tenendo sulla destra l’ultima cascata, ci affacciamo al livello del lago.

Lo scenario è notevole, nonostante il brutto tempo (e il freddo) i colori sono quasi innaturali; le montagne cadono quasi in verticale nel lago, a destra c’è una grande frana attiva di detriti e proprio davanti, torrenti d’acqua cadono a precipizio dal ghiacciaio ad alimentare il lago.

Per brevi istanti il sole fa capolino e allora i colori si fanno abbaglianti, complice il riverbero dei ghiacciai in alto, dell’acqua scintillante, del verde intenso della riva del lago sul lato verso valle.

Ma è il momento di tornare giù. Il viaggio di ritorno è molto solitario, anche le mucche sono rientrate e le vediamo comode, taluna in piedi, talaltra sdraiata, sbirciando dal portone della stalla.

Non rimane molto da fare, ancora pochi chilometri anche anche quest’escursione sarà finita: ma nello zaino portiamo giù tanti ricordi, vecchi e nuovi, da custodire 

Da Rognettaz al Lago di San Grato, in Valgrisenche

Segnavia: 14
Distanza: 4,7
Tempo di percorrenza: circa 2 ore + ritorno
Dislivello: 542 mt


Valle d’Aosta, primo giorno
Valle d’Aosta, secondo giorno
Valle d’Aosta, quarto giorno

4 risposte a “Valle d’Aosta – terzo giorno, Valgrisenche: da Rognettaz (in loc. Surier) al Lago di San Grato”

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