Il Monte Forato, sulle Alpi Apuane, è per molti aspetti la montagna perfetta. La conquista delle sue due vette è relativamente facile, naturalmente in relazione ai pericoli e alle difficoltà che dobbiamo mettere sempre in ben in conto quanto si affronta un’escursione sui sentieri di montagna. La salita è faticosa, è vero, ma non impossibile e con una giornata a disposizione decisamente fattibile, a patto di avere il giusto equipaggiamento (scarpe da trekking prima di tutto), passo sicuro e un minimo di allenamento.
La vista della bizzarra creazione naturale dell’arco del Monte Forato, la Versilia già in basso fino al Lago di Massaciuccoli e oltre, e a nord lo spettacolare panorama del massiccio della Pania della Croce, ripagano con gli interessi di ogni fatica.

Ma di questo abbiamo già parlato e chi vuole ripercorrere dettagliatamente le diverse tappe di questo stupendo percorso ad anello dall’abitato di Fornovolasco al Monte Forato può leggerle in questo articolo, dove sono illustrate una per una.
Perché tornare a parlarne, allora? Be’, perché non si osserva mai con la dovuta attenzione.
Oltre la vetta nord, le pendici tondeggianti accelerano il declivio fino a strapiombare in un dirupo; ma prima di questo, sul versante prospiciente la Pania della Croce, la mia attenzione è stata catturata da due pietre piatte, leggermente in pendenza, in posizione straordinariamente panoramica.

Sulla pietra a sinistra, guardando dalla vetta, non ho notato niente di insolito ma su quella destra un possibile manufatto: una coppella, ovvero una tipologia di incisioni di dimensioni variabili da una tazzina a una ciotola da colazione (a volte anche di più) o una scodella, scavate nella roccia per un utilizzo rituale legato presumibilmente al culto delle acque.

Quando l’ho vista, ho avuto più di un dubbio e un atteggiamento prudente: la roccia infatti è fortemente calcarea e talvolta la natura crea piccole zone di dissoluzione perfettamente circolari che mimano il lavoro dell’uomo.
Anche a uno sguardo superficiale si nota come la presunta coppella del Forato non sia molto curata e più che la tipica forma a ciotola perfettamente emisferica appare tagliata con pareti irregolari e fondo piatto, e la fattura rozza parrebbe indicare un esecutore maldestro o l’impiego di attrezzati inadeguati.
Certamente la posizione, forma ed esposizione del masso su cui si trova è ad altissimo rischio di evidenze storico archeologiche poiché la sua esposizione così esposta invita certamente a lasciare una traccia del proprio passaggio, ma ero quasi convinto della natura fortuita di quella creazione. Tuttavia ho proseguito l’esplorazione della superficie del masso e sotto una piccola deiezione di sassolini ho trovato un’altra vaschetta circolare, identica alla precedente per forma, misure e lavorazione.

Entrambe sono allineate sul lato a monte del masso su una linea parallela allo strapiombo, a una distanza da quest’ultimo sufficiente a contenere con un margine di sicurezza una persona al lavoro, rivolta verso la montagna, anziché a testa in giù verso lo strapiombo.

Sebbene le perplessità sulla loro origine rimangano, vederne due perfettamente allineate e così simili tra loro mi ha fatto ricredere sulla possibilità che si tratti effettivamente di due manufatti, anche se forse non antichissimi.
La parola definitiva la daranno gli esperti.
